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Spartiti musicali anni ’80 trovati per strada: una storia scritta sulla carta

Ci sono oggetti che incontriamo sul nostro cammino che non sono semplicemente smarriti, ma frammenti di storie che aspettano solo di essere raccontate. Camminando, qualche giorno fa, il mio sguardo è caduto su una serie di fogli ingialliti, consumati dal tempo e adagiati a terra. Avvicinandomi, ho scoperto che non si trattava di vecchie scartoffie, ma della memoria cartacea e viva di un musicista degli anni ’80.

Tra le mani mi sono ritrovato una vera e propria raccolta di brani: appunti con le scalette che, presumibilmente, venivano eseguite durante le serate, e persino fogli sui quali le canzoni erano riportate complete di parole. Pagine scritte a mano che mostrano una scrittura profondamente artigianale. Si nota il processo di chi cerca di musicare un brano, l’atto di far nascere una canzone unendo le note ai testi. Erano gli strumenti di lavoro e di creazione di chi animava le serate e le piste da ballo, in un’epoca in cui la musica dal vivo era il centro dell’aggregazione e del divertimento popolare.

Sfogliare quelle pagine oggi produce un effetto strano, quasi magico: è come fare un viaggio immediato all’indietro nel tempo. Non serve essere professionisti o saper decifrare perfettamente ogni singola nota per avvertire l’impatto di quel ritrovamento. Anche se non si è in grado di leggere una partitura musicale nella sua totalità, basta guardare quei fogli per capire che dietro c’è stato tanto lavoro, tanta fatica e un’immensa passione. Quegli appunti testimoniano le ore passate a creare, a provare, la vita vissuta nella musica di quel periodo. In quel momento si attiva un ascolto speciale: è come trovarsi ad ascoltare una musica che non puoi ancora sentire davvero con le orecchie, ma di cui percepisci chiaramente l’intenzione e l’anima.

Oggi, nell’epoca del digitale, un musicista gestisce scalette e testi su un tablet: tutto è perfetto, pulito, memorizzato su uno schermo. Ma il digitale non lascia tracce visibili sul nostro cammino e, di conseguenza, non può essere ritrovato per caso. La carta e l’inchiostro di quel decennio, con tutte le loro imperfezioni e la loro natura artigianale, sono riusciti invece a fare un piccolo miracolo: hanno fermato il tempo, custodito la passione di un musicista e l’hanno consegnata intatta al presente.

Ma il valore più grande di questo ritrovamento, la parte forse più interessante di tutta la storia, risiede in un dettaglio: insieme ai brani scritti c’erano anche molti fogli pentagrammati ancora completamente vuoti. In quelle righe bianche, il discorso della creazione musicale rimane ancora aperto. Quei fogli non torneranno a perdersi. Da musicista amatoriale, amante della musica e abituato a confrontarsi con vari strumenti per il puro piacere di suonare, ho deciso che leggere e comprendere quei simboli diventerà la mia prossima sfida, per riuscire un giorno a suonare e ridare vita a quei vecchi brani.

Allo stesso tempo, ho deciso che utilizzerò alcuni di quei fogli rimasti vuoti non per scrivere io stesso, ma per lasciarli alle nuove generazioni, invitandole a ricomporre musica. Anche una melodia semplice può diventare il proseguimento naturale di ciò che quelle carte hanno custodito nel tempo. Il senso di questo gesto non è solo recuperare una memoria musicale, ma rimetterla in circolo attraverso chi arriva dopo. La continuità non sta nel conservare intatto ciò che è stato trovato, ma nel permettere che venga attraversato da sguardi nuovi, lasciando che siano soprattutto le nuove generazioni a trasformarlo in qualcosa di vivo nel presente, come un proseguimento naturale di quella musica già scritta su quelle stesse pagine.

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